Visualizzazione post con etichetta Valtellina. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Valtellina. Mostra tutti i post

giovedì 8 maggio 2014

Le Chat Gourmand e i vini di Valtellina: UrbaniWine

Brisée regina del focolare
Cari amici eccomi di nuovo a voi in tutta la mia felinità per parlarvi di nuovo di Valtellina.

Valtellina è montagna, natura, terme, pizzoccheri, sci e ovviamente...

Vino!

E poteva mai Le Chat Gourmand farsi mancare la visita ad una nuova cantina che si trova proprio a Premadio a pochi metri dalla casa dei nonni?

E scoprire poi che il titolare nonchè enologo, mente e braccio di tutto il progetto è anche parente del mio papà a 2 zampe?

Certo che no, e oggi vi voglio raccontare la storia di... UrbaniWine!

Ma andiamo con ordine.
Tutto è iniziato con una passeggiata dei miei amici umani nei dintorni della casa dei nonni, la mamma ha imparato da me, ha l'occhio felino, e ha subito notato una piccola insegna rossa che indicava un wine bar.

...attimi a decidere di tornare più tardi per l'ora dell'aperitivo.
E a questo punto lascio la parola alla mamma...



"Grazie Merlino...
Sì è stata decisamente una piacevole scoperta, entriamo nel wine bar e ci troviamo in un piccolo ambiente raccolto e arredato con gusto.
Ci accoglie Emanuele, giovane enologo, che ha già collaborato con Nino Negri e Conti Sertori Salis, attualmente collabora con Rivetti & Lauro e ovviamente ha una sua azienda agricola e un vulcano di progetti per il futuro.
Fatte le presentazioni e un percorso selettivo all'interno della dinastia Gasperi arriviamo alla conclusione che mio marito Stefano ed Emanuele sono lontani parenti.
Non chiedetemi altro perchè dopo neanche 5' mi ero già persa...

Scendiamo quindi a visitare la cantina dove riposano le barriques, è tutto nuovo, in funzione da un paio d'anni e tutto in divenire.
Perchè questa è la storia di una piccola azienda che però guarda lontano.

UrbaniWine Rosso 2009

Passiamo all'assaggio, decidiamo di partire stappando una bottiglia di UrbaniWine Rosso 2009 e seguiamo Emanuele nel racconto.
Il processo di lavorazione è analogo a quello utilizzato per la produzione dello Sfursat, ma UrbaniWine Rosso è definito Vino da Tavola, vediamo perchè.
Tutto parte da una piccola vigna a Teglio (SO), nella zona Valgella; il vitigno è il Nebbiolo, assoluto protagonista di tutti i vini di Valtellina.
L'uva viene raccolta in cassette e viene lasciata appassire al sole fino alle prime gelate, ovvero in genere 3-4 settimane. Dopodichè l'uva viene lavorata nella cantina di Valdidentro, al di fuori della zona geografica di raccolta, motivo per cui non può avere nemmeno la denominazione IGT.
La fermentazione avviene in acciaio a temperatura di 18 - 20 °C per un periodo di 15 - 20 giorni.  
L'affinamento prosegue in barrique di rovere francese ed americano per 28-30 mesi prima dell'imbottigliamento, non vengono effettuati nè travasi nè filtraggi.
Sei mesi di bottiglia ne completano l'affinamento.
Il colore è rosso granato limpido.
Il bouquet è elegante, speziato e intenso. 
Al palato è complesso, le spezie si amalgamano con il gusto fruttato dell'uva, risulta morbido e fresco nonostante l'importante tenore alcoolico (15%).

Lècia Rosso

La chiacchierata si fa lunga, e l'aperitivo diventa a tutti gli effetti una cena con un sontuoso tagliere di salumi e formaggi.
E continuiamo a parlare di vino, precisamente del Lècia Rosso, perchè delle uve raccolte per il Rosso vengono selezionate le migliori, che appassiscono al sole anche per 6-8 settimane, dopodichè si passa alla fermentazione sempre in acciaio a temperatura di 18 - 20 °C per un periodo di 20 - 25 giorni.  
L'affinamento prosegue in barrique di rovere francese ed americano per 28-40 mesi prima dell'imbottigliamento in formato Magnum.
A questo punto la particolarità riguarda l'affinamento in bottiglia; le bottiglie vengono infatti portate in altura, a 2000m presso la cantina del "Bait de Lècia", e lì riposano per almeno 1 anno.
Non posso darvi note di degustazione perchè ahimè non l'ho assaggiato, ma vi basti sapere che per 2 anni consecutivi (2013 e 2014) Lècia Rosso, ripettivamente con le annate 2008 e 2009, ha ottenuto il prestigioso riconoscimento "Quattro Rose Camune" della guida Viniplus Lombardia dell'Associazione Italiana Sommelier.

La prima serata (e la prima bottiglia) volge al termine ma le cose da raccontare e da scoprire sono molte; decidiamo quindi di ritornare una seconda volta.

La scelta cade questa volta sul Bianco UrbaniWine 75 annata 2009, ottenuto da uve Sauvignon Blanc del Trentino, quindi vitigno non autoctono, creato e realizzato per ricordare gli studi di Enologia all'Istituto Agrario di San Michele all'Adige e che quindi non verrà più prodotto.
E' un bianco importante e strutturato, vinificato in acciaio e affinato per 14 mesi in barriques.

E il racconto continua con i progetti in divenire per il futuro, la gestione di una vigna più grande a Tirano, l'allevamento di bovini di razza Highland, che può resistere all'aperto anche nelle stagioni più fredde, e last but not least l'idea di portare durante i mesi estivi al "Bait de Lècia" un concetto di ristorazione che riporti alle origini, a "come si mangiava una volta", quando erano le stagioni e la terra a stabilire che cosa mettere in tavola, e il vino si beveva in condivisione dal "ciapel" (ciotola in legno).
Un'idea questa decisamente alternativa e che trasmette un messaggio molto forte legato ad un rapporto intenso e genuino con la natura e il territorio. 

E in questo contesto si inserisce anche un altro progetto in cui Emanuele è coinvolto.
Sto parlando del progetto Vini Estremi, che raccoglie una selezione di vini "eroici", coltivati in zone difficili, impervie oppure aride e spazzate dal vento.
Come ad esempio appunto il Tell Vigna Murenken dell'Azienda Agricola Berenika, prodotto da uve Pignola (in prevalenza), Rossola e Chiavennasca.

Purtroppo la settimana di relax in montagna (come la bottiglia di vino) finisce sempre troppo presto, ma sicuramente tornerò quest'estate. 

Arrivederci quindi a Bait de Lècia!"

lunedì 5 maggio 2014

Le Chat Gourmand, i monti e il "Muf": il Burro al Pino Mugo

Cari amici ben ritrovati.
Vi ho già detto che la Valtellina è un po' la mia seconda casa? Si vero?
E' il primo posto dove i miei amici umani mi hanno portato in vacanza, avevo forse sì e no un paio di mesi e c'erano ancora i gemelloni Kalle e Ville.

E proprio in questi giorni Le Chat gourmand è giusto di ritorno da una settimana di vacanza in montagna in quel di Premadio (Valdidentro) a 2 passi da Bormio.
E questa volta sono stato io a fare da guida alla piccola Brisée nella casetta dei nonni (...e ad insegnarle a saltare in cima ai mobili e a giocare con la gavetta del nonno, cimelio della guerra del '15 - '18).

La montagna in primavera è sinonimo di prime passeggiate (parlo per i miei amici a 2 zampe, ovviamente, perchè noi felini ci godiamo l'aria di montagna comodamente sdraiati al sole sul balcone), ed è occasione per procurarsi un ingrediente interessante.

Sto parlando del Pino Mugo, il "Muf" in dialetto.
E' una conifera che vive in quota al limite della vegetazione arborea (fino a 2700m), molto resistente al freddo e tenace tanto da mettere radici anche nelle pietraie.
E' noto per le proprietà balsamiche del suo olio essenziale, ma può essere un ingrediente prezioso anche in cucina, e oggi voglio raccontarvi  una ricetta particolare che la mamma ha imparato qualche anno fa ad una lezione di cucina con lo chef Andrea Alfieri, ovvero il "Burro al pino Mugo".

Ah.
Dimenticavo.
Superfluo ricordare che la raccolta (per la nostra ricetta ne servono pochi ramoscelli) va ovviamente effettuata al di fuori delle aree protette dei Parchi Nazionali.

"Burro al Pino Mugo"


Tipo di Portata: Condimento
Tempo di preparazione: circa 1 ora

INGREDIENTI

- 250 g burro
- 60 g aghi di Pino Mugo

PREPARAZIONE:

Fare sciogliere il burro in un pentolino: appena sciolto togliere dal fuoco e lasciare raffreddare.
Nel frattempo, tagliare dai rami gli aghi di pino, prendendo quelli più verdi e scartando quelli che presentano le punte secche.
Lavare bene gli aghi sotto acqua corrente e poi asciugarli.
Una volta raffreddato, mettere il burro sciolto e gli aghi di pino nel frullatore, frullare il tutto.
Filtrare con un colino in modo da separare il burro dai residui di aghi di pino, versare in uno stampo e riporre in frigorifero a raffreddare.

Et voilà il risultato.
Si ottiene un burro aromatico, con retrogusto balsamico ma non amaro che possiamo utilizzare per insaporire un purè di patate oppure anche per mantecare un risotto.








mercoledì 16 aprile 2014

Le Chat Gourmand a Vinitaly 2014: viaggio lungo la Penisola tra le emozioni del vino

dalla Valtellina alla Calabria passando per Franciacorta, Langhe e Toscana: dalla nostra inviata a Verona



Cari amici,
lo so questo post si è fatto attendere, ma ho lasciato alla mamma un po' di tempo per mettere ordine nell'overload di profumi, sensazioni, emozioni che la visita a Vinitaly 2014 le ha regalato.
Ed ecco quindi il racconto di una giornata davvero speciale che l'ha portata a fare un vero e proprio viaggio da Nord a Sud nella nostra meravigliosa Italia del vino!

Tutto vero Merlino!
E' ormai passata una settimana ed ora sono pronta a raccontarvi il mio viaggio.
Solo una giornata da poter dedicare a Vinitaly ma è stata ricca, intensa e per buona parte con una guida d'eccezione, la mia amica Paola Longo, cuore pulsante dell'Enoteca Longo di Legnano nonchè consigliere dell'Associazione Nazionale "Donne del Vino".
Siete pronti a seguirmi da Nord a Sud nell'Italia del vino? 
Si parte! Mettetevi comodi, sarà un lungo viaggio...


Prima tappa: il Consorzio Tutela Vini di Valtellina

Perchè iniziare proprio dalla Valtellina? 
Perchè la Valtellina per me è un po' casa, avendo i suoceri Valtellinesi DOC originari di Bormio, e andandoci a volte in vacanza.
E quindi tappa per andare a salutare il cugino Davide in spedizione a Vinitaly 2014 con i suoi compagni dell'Istituto Alberghiero "Zappa" di Bormio, che sotto la guida dello Chef Daniele Pennati dell’Hotel Roseg di Primolo hanno preparato un menù a base di finger food da offrire agli ospiti delle singole cantine presenti.

Molto ricco e variegato il banco assaggi dei vini del Consorzio, di cui conoscevo già diverse etichette, una su tutte lo Sforzato 5 Stelle della Cantina Nino Negri di Chiuro. 

...J'adore...

Ne approfitto quindi per avvicinarmi ad una piccola cantina giovane che ancora non conoscevo, vincitrice del premio Next in Wine 2011.
Scelgo infatti di assaggiare il Valtellina Superiore DOCG della Cantina Dirupi di Ponte in Valtellina. 
Nebbiolo in purezza maturato sulle vigne a terrazzamenti, vendemmia a fine Ottobre, macerazione di 15 giorni, 18 mesi di affinamento in botti grandi di rovere e altri 6 mesi in bottiglia, all'assaggio l'ho trovato molto intenso e tannico, mi ha dato la sensazione e l'immagine dell'altezza e dell'asprezza del territorio; abbinamento ideale ça va sans dire un bel piatto di pizzoccheri fumanti. 

Seconda Tappa: il Progetto Langa Style



Raggiunta Paola al suo stand Longo & Sincini, partiamo alla volta del Piemonte alla scoperta di un progetto giovane e interessante.
Parliamo di Langa Style.
Langa Style è un consorzio nato nel 2007 e formato da 5 giovani produttori, 5 compagni di scuola, 5 vignaioli indipendenti ognuno con la propria cantina e la propria personalità, ma che hanno scelto la strada de "l'unione fa la forza" per presentarsi sul mercato.
E questa senza dubbio è una scelta vincente.

L'accoglienza è calorosa e molto cordiale, ci accomodiamo al tavolo insieme ai produttori e si parte con gli assaggi; un vino per ognuna delle 5 aziende.


Questi i vini assaggiati:
- "Dadà" Langhe DOC Chardonnay 2012 dell'azienda agricola Negretti.
- "Mirus" Langhe Rosso DOC 2010 dell'azienda agricola Mustela.
-  Barbaresco DOCG 2009 dell'azienda agricola La Ganghjia.
- "NonnOrlando" Barbaresco DOCG 2010 dell'azienda agricola Vigin.
- "Bricco Rocca" Barolo DOCG 2009 dell'azienda agricola Olivero Mario.

Per me che non sono professionista del settore ma semplice appassionata di vino, ogni degustazione è come un gioco, cerco di scoprire e individuare i profumi e i sapori, e costruisco la mia personalissima mappa mentale di cosa amo in un vino e cosa no.
Ad esempio non amo particolarmente il gusto troppo aggressivo e astringente, le note di pepe e spezie, oppure la "vaniglia" del passaggio in barrique quando sovrasta l'aroma naturale e caratteristico dell'uva (vi darò un'idea di quello che intendo nel prossimo post dedicato ad una recente degustazione di un paio di giorni fa) 
Mi perdoneranno dunque gli esperti se incapperò in qualche errore tecnico... 

Si parte con lo Chardonnay e subito mi trovo di fronte ad un vino importante.
Il colore paglierino delicato trae in inganno. Il bouquet è molto intenso, fruttato, dolce di pesca, mela e acacia. E anche al palato si conferma molto strutturato e intenso.
Passiamo ai rossi e si prosegue con il Langhe Rosso, uvaggio composto per il 50% da Barbera, per il 25% da Nebbiolo e per il restante 25% da Pinot Nero, dal bel colore rosso rubino, che sprigiona aromi intensi di frutti di bosco, confettura e prugna che si ritrovano anche al gusto. 
Il confronto tra i 2 Barbaresco è una bella lotta. 
Il Barbaresco 2009 presenta aromi di frutti di bosco, marasca, ma anche pepe e note speziate; al gusto è austero e asciutto.
Il Barbaresco 2010 al naso mi ha ricordato ancora la confettura, la marasca ma anche la viola; e al gusto l'ho trovato più morbido e rotondo rispetto al primo.
Chiude il nostro viaggio nelle Langhe sua maestà il Barolo, con il suo colore rosso granato, e di nuovo gli aromi intensi di marasca e viola mammola che caratterizzano il vitigno Nebbiolo.

Che dire... una carrellata di vini importanti da abbinare a piatti altrettanto corposi e impagnativi.
I miei preferiti? Sicuramente il Langhe Chardonnay "Dadà" e il Barbaresco "NonnOrlando"; ma mi riservo di fare una visita alle cantine... e magari assaggiare anche gli altri vini, ad esempio il Dolcetto di Oliveto Mario mi incuriosisce per la fase di affinamento in barrique.


Terza Tappa: il Ristorante delle Donne del Vino e la Franciacorta



E tra un bicchiere e l'altro arriva l'ora di pranzo.
E questa è l'occasione per fare tappa al quartier generale dell'Associazione Nazionale delle Donne del Vino e sempre grazie a Paola avere il piacere e l'onore di conoscerne la Presidente Elena Martusciello.
L'Associazione Nazionale Donne del Vino ha firmato le selezioni della carta vini dei diversi ristoranti all'interno della manifestazione.


Pranzo quindi alla cittadella della gastronomia gestita dall'Associazione, con un menù sfizioso che prevede:

- delle piccole entrées
- pasta asparagi e speck 
- roast-beef
- piccola pasticceria

... e una carta vini praticamente infinita dalla quale, su consiglio di Paola che ben conosce la mia forte dipendenza da bollicine rosé, ho scelto un Franciacorta Brut Rosé millesimato 2009 di Fratelli Berlucchi (Chardonnay e Pinot Nero in parte vinificato in rosato e in parte vinificato in bianco); molto particolare, fruttato ma nello stesso tempo secco al gusto.

Non so come mai ma qualcosa mi dice che per Cantine Aperte 2014 farò un salto in Franciacorta.

Quarta Tappa: il Consorzio del Brunello di Montalcino

Paola ha ancora un po' di tempo prima di scappare per andare a prepararsi per la serata di gala che la attende, ci spostiamo in toscana, Consorzio del Brunello di Montalcino, da uno dei produttori TOP.




Sto parlando di Cupano, unico Brunello di Montalcino insieme a Biondi Santi e Case Basse ad essere annoverato tra i migliori 111 vini d'Italia.
Allo stand ci accolgono Lionel Cousin, produttore vinicolo ma anche produttore cinematografico, e Ornella Tondini.

...et voilà ci offrono una verticale del loro Brunello, con le annate 2009, 2007, 2004 e 2003
Spezie, cuoio e cioccolato si fondono con note di frutti rossi, più morbide e rotonde le annate 2009 e 2004, più asciutti il 2007 e il 2003.
E per finire anche un assaggio di Ombrone Sant'Antimo 2009.
Sono senza parole...

Saluto Paola e rimango a gironzolare tra gli stand del Consorzio per fare una visita a Fossacolle, piccola azienda a conduzione familiare confinante con i poderi di Castello Banfi, dove nel lontano 2005 in occasione di Cantine Aperte avevo visitato la cantina ed acquistato diverse bottiglie del Brunello di Montalcino annata 2000
Ne ho appena aperta una poche settimane fa.
14 anni di vita, di cui 9 passati a riposare nella mia cantinetta, ed è ancora perfetto, colore ancora rosso rubino intenso, importanti gli aromi di frutta matura, morbido e rotondo al gusto.
Decisamente un vino molto longevo e... decisamente un ottimo investimento!

Ultima tappa prima di lasciare Montalcino è l'azienda San Lorenzo, anch'essa azienda giovane (prima vendemmia nel 2003) che attira la mia curiosità perchè si presenta molto orientata ai nuovi mezzi di comunicazione e ai social network; è presente su Facebook, su Twitter e ha un blog.
A Vinitaly 2014 presenta il Brunello "Bramante" 2009 e il Rosso di Montalcino 2011, entrambi freschi, spontanei e nello stesso tempo eleganti. 


Quinta Tappa: il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano

Lascio Montalcino ma rimango in Toscana per andare a salutare Thomas, Silvia e gli amici del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, che hanno praticamente "adottato" me ma soprattutto "Le Chat Gourmand"... e non mi lasciano mai tornare a casa a mani vuote.
Grazie al concorso "A Tavola con il Nobile" e all'evento dell'Anteprima 2014 conosco già diverse cantine.
La stanchezza e la giornata di degustazione cominciano a presentare il conto... ma come si fa a dire di no?


E qui la "verticale" di Vino Nobile di Montepulciano diventa "trasversale", perchè assaggio diverse annate di diverse aziende ovvero:
- Croce di Febo 2010 (azienda Bio): bouquet speziato, gusto fresco e acidulo.
- Il Conventino 2010: aromi di frutta rossa matura, gusto più caldo e rotondo
- La Braccesca 2007: che esprime una delle migliori vendemmie degli ultimi anni 
- Carpineto "Poggio S. Enrico" 2004 (l'unico Sangiovese in purezza): che esprime grande forza sia negli aromi di mora e vaniglia, sia nel gusto.

la giornata volge quasi al termine, il tempo è tiranno e quindi decido di avviarmi verso la...